Poesie pubblicate Le città morte

Poesie pubblicate

Le città morte

Le città morte

Di cosa è composto il mio corpo estraneo contratto
Chiuso, né contorni né centro
Come pianeti lontani dalla poesia in sospensione

L’umano si spreca nei luoghi spogli del tempo
La verità non si fa sentire, il suolo è stanco
Viaggia su binari morti e catene arrugginite

Non più corpi senza nome o echi occasionali
Muri portanti del silenzio, troppi spazi per voci sole
Scuri e amari del niente percepito come verità assoluta

Si dissolvono le ombre e l’assenza torna a vivere
L’anima siede come arredo umano
La voce del poeta al posto del fuoco
Molti scappano
La paura è del cambiamento delle possibilità avvertite

Sono il viandante dei luoghi non luoghi
Arte percorsa da storia eterna e fama
Verbo di ali maestre irraggiungibili

Selciati precipizi pareti senza sostegno che fanno cadere
Soffitti da vertigine tanto spingono contro il cielo più nero
Voglio toccarli quei pavimenti come voragini infernali
Somiglianti alle infinite solitudini

(Laura Quinzi)

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