Poesie pubblicate Libro di Poesie

Poesie pubblicate

Libro di Poesie


Aminah De Angelis Corsini

nata a Mogadiscio nel 1925, ha trascorso fanciullezza e giovinezza a S. Giustino Umbro (alta valle del Tevere) studiando lettere a Firenze nell’immediato dopoguerra. Dopo il matrimonio si è trasferita a Perugia, dove ha insegnato, dedicandosi completamente agli alunni, ai cinque figli e poi ai nipoti. La poesia, nata nell’adolescenza, ha pazientemente aspettato più di trenta anni, presentandosi quindi un po’ timidamente ai primi concorsi, che a catena si sono susseguiti con risultati decisamente buoni. E soprattutto con una ricchezza di amicizie e di rapporti umani più gratificanti dei premi stessi, perché Poesia e Vita sono così profondamente unite che l’una si riconosce sull’altra: il linguaggio stesso della Poesia suscita emozioni di Vita e non di cultura.
La raccolta DI UN LUNGO CAMMINO fa seguito a: L’OMBRA DEL VENTO ED. iBISKOS- EMPOLI, 1990, L’ANTICA LEGGENDA tip. La Serra – Riccione, 1992, I GIORNI ERANO FOGLIE tip. Cascine Stra – Vercelli, 1994 ALI DI RONDINI ed. Prometheus – Milano, 1997 STORIE BREVI DI UNA LUNGA ESTATE ed. Guerra – Perugia, 1997 SOLO PERCHE’ MI AMI tip. Metastasio – Assisi, 1997 GOCCE DI ARCOBALENO ed. Ibiskos – Empoli, 1999 CI SONO ALBE Centro D’Arte Minerva -Perugia, 2005 IN ATTESA DELLA TUA VENUTA ed. La Voce – Perugia, 2006.


TESTAMENTO DI UN POETA

Ho cercato il mistero
per tutta la vita
ma oggi
mi risponde il silenzio.

Per giorni e notti
ho spiato la luce
ma oggi
mi avvolge il buio.

Ho creduto nella poesia
che – sola – mi ha donato
frammenti di cielo
e mi porge sempre la mano
incontro alla speranza.

Ho invocato il mio Dio
nelle notti di pena
e oggi il suo amore
mi dona la fede.
Ho sillabato
lunghe preghiere
ma ora brevi parole
sfiorano l’infinito.


QUANDO IL RESPIRO E’ PREGHIERA

Nelle veglie notturne,
quando anche il respiro è preghiera
e l’anima è tesa a richiami di santità
io mi avvicino a scoprire
vocazioni inconsce
che prendono luce nel buio
dei colloqui notturni
con il divino, che mi avvolge
dentro richiami di fede profonda:
ascolto attonita e inconsapevole
voci che salgono da ignote profondità.

Allora si fa chiaro il dolore,
la “Croce “ non capita o rifiutata,
la “Croce “ invocata
perché sorgente di amore
quell’amore sfiorato dimenticato,
lasciato a sfiorire
senza l’acqua pura dell’abbandono
alla “ Sua Croce”.


IO E TE: UNO

Eri tu fuori della mia vita,
io vivevo nel mio semplice quotidiano
ben lontano dal tuo mondo sul mare.
Un giorno, dopo breve intensa amicizia
decidemmo di vivere in due
come uno solo
nella semplicità di un amore
forte e silenzioso.

Fiori di ginestre,girasoli,
convolvi e roselline di siepe
con tante spine:
profonda unità per una via
semplice e aspra a volte,
ma sicura e luminosa
nella luce della fede e della poesia.
Insieme si pregava, senza solennità
insieme sognavamo avventurosi viaggi
a scoprire il mondo con umile coraggio
fissandoci negli occhi
ci dicevamo in silenzio
di essere per sempre “ UNO”.


UNA SFIDA

Cosa chiedi, piccola donna?
Nell’orizzonte un punto è l’infinito:
può lo sguardo trafiggerlo e farlo tuo.
Piccola donna, cosa aspetti?
Un battito d’ala ti fa dimentica della terra
e il tuo cuore si dilata di sogni.

Sempre fanciulli sono i tuoi occhi
e bruciano segrete immagini di poesia:
così vivi e così canti
tra i grigi lavori dei giorni spauriti.
Chi si ferma a guardare in te,
di qualcosa forse si accorge:
di una fiamma di voce
che dal tuo chino silenzio si levano
varcano lo spazio incolore
della tua vita qualunque,
piccola donna che docilmente ribelle
vai raccogliendo ostinata frammenti di perle
nelle ore sperdute
della faticosa giornata.

La tua fede getta una sfida
al tempo ai rimpianti al dolore.
La poesia è pane
che ti nutre il sangue:
al di là del tempo e delle cose
tu vivi la tua ricchezza
come se nulla ti appartenesse
e tutto ti fosse dovuto.


COSA DIREMO?

Sono le braccia dei bambini
che cercano pane
che chiedono amore
i colori dell’arcobaleno.

Sono gli occhi di madri
senza più lacrime
fissi nel vuoto
le stelle fredde nel cielo.

Sono i lamenti dei feriti
nello spasimo della carne
gettata via come un rifiuto
i canti delle rondini al vento.

Cosa diremo agli occhi dolcissimi
dei nostri bambini
che abbracciano il cielo
stupiti del sole?
Dovremo domani cancellare
arcobaleno rondini e stelle?

Nel vento e nel sole e nelle nubi
troveremo una voce:
stiamo in ascolto è la voce di Dio
che ci darà la risposta
per parlare d’amore
ai nostri bambini.


LA LUNGHEZZA DELLA LUCE ( OMBRE)

Il paese finiva nei campi
e d’estate i covoni di grano
si rubavano
le ombre lunghe della luna.
Le stoppie pungevano
il salto dei grilli
e i piedi scalzi dei fanciulli
che correvano a nascondersi
tra le insidie delle ortiche.

Sui fossati asciutti e polverosi
noi cantavamo i nostri
dolcissimi amori
dei vent’anni.
Ci chiamavano a dormire
troppo presto
le mamme gelose del nostro
incauto sognare:
il cuore batteva con le lucciole
e di poco s’era contenti
anche della nostra ombra
che scherzava con la luna.


AMICIZIA

Amicizia: un fiore di prato
gettato nel ruscello,
corre con l’acqua
si ferma e riprende
girando tra i ciottoli.
Un filo di luce
fa nascondino
tra granelli di polvere
e poi si specchia nel cielo
che lo chiama.

Amicizia: te la ritrovi
un mattino,
fresca di rugiada
come rinata
da un evento di luce
e di mistero
e supplice
come un bimbo
che ti era vicino
e giocava piano
con la tua ombra.


PICCOLA CHIESA

Pioveva luce d’oro
sulle ruvide panche
della piccola chiesa
all’odore dei campi socchiusa:
silenzio profondo nella Tua presenza
che incatenava il tempo
liberando l’animo
a voli d’infinito.

Taceva la piccola campana:
non era la sua ora.
I convolvoli alla finestrella
avevano bevuto tutto il sole
e tenerezza offrivano
a sfiorarli con fragile sguardo.

Nella frescura della piccola chiesa
fremevano le tue braccia
dalla Croce nella penombra
di un mondo pacificato
dal Tuo silenzio d’amore.


ANNA, MADRE DI MARIA

Maria, sempre ti ho veduta
pensosa madre,
donna del silenzio e del dolore,
fanciulla china al tuo fiat.
Ma oggi umile figlia ti vedo
nello scorrere di giorni
semplici e uguali
tra i lavori di casa,
la preghiera nel tempio,
la lettura della Bibbia
che certamente da tua madre imparasti
negli anni misteriosi di un’attesa
da nessuno accarezzata
se non dal profondo segreto
del tuo cuore di donna fanciulla.

Tua madre Anna, nel buio del mistero
che tutte le mamme abbracciano
senza comprendere a fondo,
avrà certo pensato a provvedere
alle piccole vesti per il bimbo
che sarebbe venuto.
Avrà trepidato anche lei
alla volontà che lontano portava
la piccola madre a illuminare
di splendore la grotta sconosciuta.

Forse è per questo essere madre
di una mamma fanciulla
nel suo segreto raccolta
che ogni donna, attenta al palpito nuovo
nel suo grembo,
fiduciosa ti chiede protezione.


SALMO DELLO SMARRIMENTO

La strada è aperta per camminare
grandi sono gli alberi
per guardare in alto
e il silenzio del mattino è buono
per donarci pensieri di pace,
ma succede a volte che il piede rifiuti
il suo passo
che lo sguardo non si sollevi
dal cerchio ristretto di un’ ora
che debole il pensiero non sopporti
il vuoto del suo smarrimento.

Appena appena
con occhi bassi, il cuore confuso
e il corpo impigliato
tra i rami secchi di rovi ostinati
riusciamo a tenere la mano
verso una luce che non vediamo
verso una parola che non udiamo
verso un richiamo senza risposta.
O Signore, sfiora quella mano
che ignora la tua ricchezza
la tua gioia e l’amore
che sei pronto a donarci!

Signore, sfiora quella mia mano
e sostieni Tu il mio primo passo
nella strada della tua libertà,
attira i miei occhi
verso le tue meraviglie,
riscalda il mio pensiero
che sappia capire la tua parola.


IL TEMPO DELL’INFINITO?

E’ forse questo il tempo dell’infinito,
è forse l’alba della creazione
o la fine dei mondi sconosciuti?

La luna si specchia nella morbida luce
del sole appena addormentato
e le finestre come preziose gemme
scintillano tra gli antichi palazzi.

Lentamente scende il buio a illuderci
di una favolosa stagione
senza tramonto.

Silenzio di ombre sfuggenti,
di pensieri assopiti
tra passato e presente
e sogni dissolti nella luce
e nel nostro mistero di essere vivi.


PAROLE DI VITA

Tanti occhi di bambini –
gocce di cielo riflesse
su acqua limpida – ad ascoltare
parole di vita, le cose di sempre
che dette a loro fanno tremare
di nuova speranza
il cuore stanco di grigia abitudine.
La fede ci riprende per mano
e un grazie ci piove nell’anima
come rugiada.
E quando si dice grazie si ama,
si ricomincia sempre
il gioco più vero,
l’amore che apre
le nostre ruvide mani
a cogliere un fiore
invece che stringere foglie ingiallite.


NASCE IL GIORNO

Era solo per me l’alba di stamane:
un fuoco d’artificio
drappi di rosa e fiamma
sfrangiati nelle nuvole in corsa.

Silenzio: non disturbate
il giorno che nasce.
E’ un segreto di amore
per chi è già sveglio
una carezza alla paura di vivere.
L’ultimo ciglio di luna
spariva nella magia di nuvole
frammenti in una folle danza.

Quando tutto è svanito,
il pianto del giorno
s’è stretto al volo irrequieto
di due ali in fuga
dietro l’incanto sfuggito.


COME NASCE UNA POESIA?

Da dove nasce una poesia?
Da uno sguardo al cielo
ascoltando il vento,
nell’incontro con un cagnolino
o nel sorriso di un bambino.

Ma nasce sempre dentro il mistero
del nostro cuore
del nostro pensiero
dal dolore e dalla gioia.
Dai ricordi avvolti di nostalgia,
da una preghiera
nel silenzio con l’Eterno.

Nasce in un attimo la poesia –
come una luce improvvisa
come una carezza o una lacrima.
E la penna si muove
come per incanto –
con le parole usate
le più semplici e le più vere
che mentre scorrono sulla carta
hanno voce di pace.


ERA BELLO

Ho veduto tramontare la luna
nel tenero saluto della notte.
La stella del mattino scintillava
così viva che pareva un segreto
volesse svelarmi: io già lo sapevo –
nascosta nascosta e antica sapienza di pena
in ascolto del mio pigro risveglio.

Eppure era bello – quasi un colloquio
di amanti che stanno per salutarsi,
incerti ancora del loro destino.

Sono questi i miei stupiti albeggiari,
le mie brevi lunghe notti d’insonnia
dipinte di sfuggenti fantasmi.
Ma è sempre nuovo incanto la luna,
mistero e incanto della nostra storia –
così inquieta tra la vita e la morte.

Intanto appare l’argento dell’olivo
e nuovo il mondo rinasce
nell’armonia di buone semplici cose –
vicine come un amico arrivato
in silenzio dalla porta socchiusa.


GABBIANI

Amici siete di ogni mio peregrinare
nel sole di un ora, o gabbiani,
padroni del mare e degli scogli:
rapide ombre su spiagge deserte
pacati voli tra sabbia e onde
un guizzare lieto tra le nubi:
avete in voi dolcezza di terre amiche
e il cuore grande per i cieli aperti.
Vi sfolgora il sole sulle ali
e nero di tempesta non spaura:
a volte solitario uno di voi
rimane assorto
in un pensiero vagabondo
o allegri a schiera
gareggiate al vento.

Come amici vi sento, umili gabbiani!
Ogni volta che vi scorgo nella luce
colloquio breve mi recate
del vasto cielo
con l’onda a me vicina.
Ma oggi, tra le alghe nere di petrolio,
gridate la vostra muta angoscia:
non c’è più festa
di azzurro e bianche nubi
ne l’odore salso nelle narici –
avvezze al respiro largo
dei verdi mari.
Un’agonia maligna v’imprigiona le ali,
amici miei gabbiani,
sentinelle argentate
di ogni nostro scoglio.

È mai possibile
chiedervi perdono?


PARLAMI

Io sono in ascolto di Te,
parlami, Signore,
⁃ di fede di coraggio di verità.

Nel tuo silenzio
col tuo amore infinito
ripetimi ciò che non ho capito
ancora, prendimi per mano
verso la Croce perché io in Essa
trovi la vita che salva.

Fammi sentire il tuo passo
sulla mia via così intricata
tra le spine pungenti.


SONO CANTI DEL TEMPO

Prima che arrivi
il lungo gelo dell’inverno
vorrei tutti rivedere gli amici
riuniti in ombroso giardino –
aperto per incanto il grande cancello.
Seduti sopra rustiche panche di legno
odorose di foglie dorate,
sereni al fragile sole di novembre –
in attesa.

Bisbigli appena:
sono canti del tempo
canzoni della Vita
che s’ inoltra in punta di piedi
tra le ombre d’autunno.
Gli amici chiamano,
ascolto:
li riconosco.
Sono tante le mani
che a me si tendono –
in attesa.

Rispondo
sorrido piango.
Si alzano tutti,
cantiamo
in un abbraccio che sa di poesia.
Il cielo s’è fermato
“ trafitto da un raggio di sole”:
si spegne l’eco tra le foglie
“ ed è subito sera”.


COME UN FRUTTO

La giornata – così – tra la nebbia
di cose da niente macinate con muto rancore
scorre
come suoi tasti di una pianola stridente.
Tu lavori, tu aspetti,
sei stanco inquieto deluso
e lei ti guarda ma tu non la vedi
e quando, piegate le braccia,
ella sospira, tu pensi: ma è lei la mia donna?
E la guardi mentre posa le dita
sui capelli a scacciare un pensiero.

Odore di minestra odore buono:
“…un po’ di formaggio?
Questa, la mela è più dolce…
come sono stanca…e domani?…”
“ ci penseremo…” e vorresti anche
accennarle che tu le vuoi bene così,
proprio perché i suoi capelli sono grigi
e le mani sanno di cucina e sapone.
Ma non parli non serve.
Intrecci silenzi e tristezze
a freschi vaghi ricordi dei giorni d’amore
e senti improvviso il suo corpo
che profuma di giovinezza
come un frutto ricco di sole.


DOVE SI FERMA IL CIELO

Sul filo del tetto
dove si ferma il cielo
ecco affacciarsi la luna
che in pochi minuti accende
l’incantesimo della notte.

Silenzio profondo:
si sente respirare il cielo
si sente fremere l’anima
dell’universo
e di ogni creatura –
come se un coro misterioso
salisse verso l’infinito.


SE TU

Lo sai, vero, la pace
che mi coglie improvvisa,
il sorriso che trema
nel mio sguardo, la poesia
che mi fiorisce d’un tratto?

Da te mi vengono in dono
d’amore: sei tu
che dal cielo
illimpidito di eterno
mi guardi lievemente
e vuoi che sorrida ai giorni
pur brevi
che hanno sapore d’infinito.


SOLA !

Quante parole oggi nel silenzio!
E non mi sento sola:
mi accompagna un tramonto
vero come un sogno
e incantato come la realtà.

Mi accompagnano voci che – vive-
tremano di amore e di poesia
nelle pagine sparse della vita
racchiuse in cento carte,
che sottovoce parlano di tempo,
impreziosite di ricordi e sogni –
veri come le foglie che volano,
come le nuvole rosa al tramonto,
come il mio passo
nel silenzio della casa,
calma di saluti e di voci.

L’eco di quel silenzio è un lungo
colloquio di vita e di fede
e di trepida pace – come ali
raccolte nel nido, come fiori
che parlano con la notte
e come lacrime
velate di sorriso.


AVEVO…

Avevo una soffitta
piena di cielo e di poesia,
un orto col favoloso glicine
e magici alberi da frutta,
un pergolato d’uva
ricamato di ombra e di sole.
Avevo i sogni sul davanzale
avevo un camino per il quieto inverno
e le stagioni che venivano incontro
al mio risveglio.
Nei sentieri nascosti
il canto dei grilli
cuciva i tramonti
con le spighe di grano
e il giocoso invito dei ruscelli.
Avevo un ombroso silenzio
e un bruciante desiderio di fuga,
ma c’era sull’abete
dietro al pozzo
la prima oscillante luna
e lontano
il profilo della valle
punteggiata di luci.
Avevo colma di voci
una solitudine che mi parlava
e si nascondeva
ora paga ora inquieta
ora assorta: io tacevo e ascoltavo
forse piangevo
e con magiche creature
intrecciavo danze
di smemorati rifiuti,
sull’orlo dei campi irreali
della mia giovanile immensità.


ALTRO NON SERVE

Intingere la penna nella luce
altro non serve
a scrivere poesie.
Le mani aspre di lavoro
diventano leggere
come gemme di marzo.
Basta socchiudere gli occhi
ascoltare il silenzio
mescolare due colori
intravisti in un prato
e poi cantare – nel recinto
quieto dell’anima –
la canzone della vita.
Basta prendere in mano
un gomitolo di stupore
morbido
come il volto di un bambino.


HO LASCIATO LA MIA RONDINE

Volano alte le rondini
sopra la corsa delle nuvole
sopra lo sfolgorio del tramonto.
Campanili e torri
si stringono in morbide carezze
per lasciare spazio
a quelle ali
che nell’alto di cieli assorti
all’eco dei tempi
portano le nostre domande.
Ho lasciato anche stasera
la mia rondine
ed ora me ne sto quieta
ad aspettare
che di me tutto essa narri
agli spazi infiniti.


PERCHE’

Perché farmi soffocare
dalla malinconia
e dalla solitudine?
Perché questo cattivo silenzio
di chi vive con me
nella stessa casa
e non dice parola?

Signore dimentico spesso
la “mia “ croce –
quella che ogni mattina
devo abbracciare
per essere degna di Te.

Nel silenzio della notte
riprendo a parlare con te:
sei Tu che mi sfiori
per farmi coraggio
e dirmi che hai fiducia in me
e che oggi hai ascoltato
il mio accorato richiamo
pregando le Ave Maria
del Rosario, quando mi abbandonavo
al tuo amore.

Poco fa ho visto la luna
in un groviglio di nuvole,
ho pensato parole di meraviglia
che però son volate via
dentro il fumo della mia malinconia.


UN ANGELO

Un angelo è sceso per me
con le ali dipinte di cielo
a dirmi che è vero
l’amore –
è vera la gioia
lavata di lacrime
e il dolore – pura sorgente
per la sete di eterno.

Un angelo è sceso da me
a portarmi notizia
di mistero.


FRAMMENTI DI VERITA’

Signore, stasera sento
che vuoi rivelarmi
frammenti di verità.
Mi doni gioia segreta
come la scoperta di qualcosa
che prima non sapevo
o non avevo capito.

Conosci ogni mio pensiero
prima ancora che io
lo immagini.
Giornata oggi di sofferenza
che tu hai raccolto
per farmi dono di meraviglia
quando io avessi scoperto
quel segreto stupore
che avevi preparato
per la mia sera.

Ed ora ti ripeto il mio grazie:
“…magnifica l’anima mia
il Signore…”.


VORREI

Questo nostro tempo
ha perduto la fede
e muore senza respiro
credendo agli inutili programmi
del progresso.

Vorrei fare con legno di olivo
piccole croci
da sollevarle in alto
sopra il vano rumore del mondo.
Vorrei anche alzare
una fiaccola vera
a schiarire
questo nostro cammino
nel vicolo chiuso
da un buio senza speranza.
Vorrei aprire le braccia
e donare a tutti
un frammento di cielo –
quel cielo che dopo il pianto
s’illumina e si dona.


LE MIE COLLINE

Pudore di se hanno le nude colline
all’abbraccio del cielo
che si desta dalla notte,
ma un velo rosa teneramente
le avvolge: così ora s’apprestano
alla danza del tempo.

Diventa l’orizzonte un gioco
di curve, di segrete visioni,
un lago di luce
e sfumature d’arcobaleno
per il giorno che nuovo si avvicina
a stringere timori
attese speranze –
della nostra ‘ pena di vivere’
in un’altalena paziente
tra pianto e sorriso.

Sono diventate le nuove colline
un gioco di verità e d’illusioni,
un lago irreale dentro la pianura
accogliente di ogni sfumatura.


OMBRE

Non riesco a liberarmi
dalle strane ombre
che mi girano intorno:
diventano grandi come le nuvole,
si nascondono dietro la luce,
ma fanno un brusio costante
cambiando forma e suono.

Una volta è un ricordo
una volta un presagio,
oppure il profilo di un fantasma
vicino che sta per sfiorarmi
e togliermi la pace.
Io gli dico ‘ Vattene, amo la vita
non voglio le tue paure ‘.

ripeto alle ombre:
‘ non venite da me
perché stringo la gioia dei bimbi
la forte presenza dei figli
il tenero silenzio di ‘ lui’.
Fuggite, io ho da ascoltare
il mio signore che mi parla
d’eterno e mi dona la pace.


IL SIGNORE LO SA

Giornate in bianco e nero
un po’ di affanni
un po’ di gioia,
qualche sgomento
e qualche sorriso.
È la mano del Signore
che sa bene
come pesare un diamante
o una pietruzza,
quando lasciare che pesi
la Croce sulle nostre spalle
o quando velare di azzurro
la nostra giornata.
Ti chiedo, Signore, la grazia
di accettare le ore buie
perché c’è sempre il tuo Amore
che veglia sulla mia fragilità.


DATEMI, FIGLI

Datemi,figli, qualche bella notizia
magari inventata –
che mi aiuti a tirarmi fuori
dal pozzo scuro dove sono scivolata;
ma da laggiù lo intravedo
il cielo chiaro che mi chiama
al sorriso azzurro
di un nuovo mattino.
Ditemi, figli, che ricordate
i giorni belli e così lontani,
ditemi di stagioni sempre nuove,
al vostro andare nella strada
così varia della vita.
Ditemi se avete scoperto
qualcosa di nuovo e di bello
perché io possa ancora
amarla questa vita.
Che tanto mi ha donato
e alla quale tutto di me ho donato.


SFIORO’ IL SILENZIO

“Ecco il giorno più importante
di tutta la storia”
si, Maria, il giorno dell’Angelo
che chiese la tua risposta.

Un attimo di silenzio
tra il cielo e una donna
un attimo d’infinito
tra lo Spirito e la vita di ogni giorno
un attimo atteso dall’eternità
e all’Eternità spalancato.

Sfiorò il silenzio
la tua chiara risposta, Maria,
semplice come un fiore
grande come il cielo
che già ti aveva avvolta della sua luce:
per sempre
per ognuno di noi
per ognuna delle nostre lacrime
per ogni nostra fragile speranza.

“Ti saluto, Maria, piena di grazia”
e così chiudo la giornata
invocando la tua preghiera
per quando si chiuderà il mio tempo.


NON ANDRO’ LONTANA

Non andrò lontana…
da soli voleranno
i miei sogni
sulle ali
dell’ultima rondine.

Il mio corpo resterà
nascosto
dentro il tronco spaccato
di un ulivo,
uno dei tanti
di cui sono innamorata.

Nessuno lo vedrà
perché un angelo
verrà a prendermi
in silenzio
dentro una nuvola di luce.



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